Società Italiana di

Chirurgia Endoscopica

e Nuove Tecnologie (S.I.C.E.)

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Linee guida

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In questa pagina, sono presenti informazioni circa:

  1. Linee guida sulla Live Surgery.

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  1. Linee guida sulla Splenectomia Laparoscopica.

 

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Altre informazioni verranno aggiunte, non appena disponibili.

 

 

 


Linee guida per la Live Surgery nel corso di Congressi e/o Manifestazioni Scientifiche.

Premesse

  1. La S.I.C.E. ravvisa la necessità di formulare le seguenti linee guida in relazione alla diffusione della video chirurgia in diretta come utile mezzo di presentazione e confronto di tecniche chirurgiche nel corso di congressi e manifestazioni scientifiche.

    Riguardo all’attività didattica chirurgica svolta a circuito chiuso, rivolta a specializzandi, perfezionandi o a corsi che abbiano una continuità e regolarità di esecuzione nel tempo e con specifico riconoscimento di Enti Pubblici, Associazioni e Società scientifiche di rilevanza nazionale ed internazionale.

    Si ritiene che queste linee guida possano ben integrare le norme specifiche che già le regolano.

    E’ comunque intenzione della Società di portarle a conoscenza delle Società scientifiche, dell’Università, del Ministero interessato, dell’Ordine dei Medici al fine di favorirne una diffusa condivisione ed utilizzo.

    L’attività didattica chirurgica svolta a circuito chiuso, rivolta a specializzandi, perfezionandi ecc., esula dalle procedure riportate nelle seguenti linee guide, in quanto rivolte a persone che utilizzano tali metodologie con finalità esclusivamente didattiche e che sono iscritti a corsi che abbiano una continuità e regolarità di esecuzione nel tempo e con specifico riconoscimento di Enti Pubblici, Associazioni e Società scientifiche di rilevanza nazionale ed internazionale.

  2. Nel caso di ospiti stranieri non appartenenti alla Unione Europea, il chirurgo ospitante, sentito l’ordine dei medici, deve valutare se il chirurgo ospitato è in possesso di titolo abilitante all’esercizio della professione medica in  Italia, e altrimenti ottenere una specifica deroga.

  3. Sempre nel caso di chirurgo straniero che non parla la lingua italiana, il chirurgo ospitante deve fornire un traduttore per assicurare che il colloquio con il paziente di cui al punto 2, sia reso possibile assicurando la massima comprensione tra chirurgo ospitato e paziente.

  1. Scelta e tipologia dell’intervento live e degli operatori

    La scelta della tipologia degli interventi da eseguire in diretta televisiva deve essere strettamente limitata a quegli interventi che abbiano avuto già un riconoscimento di reale interesse clinico (vedi 1a).

    Deve essere rivolto ad assicurare la diffusione e la conoscenza di quegli interventi che costituiscono un reale progresso tecnico-chirurgico e/o tecnologico e/o di miglioramento della qualità di vita o dei risultati clinico-funzionali e l’intervento non deve avere finalità di stupire l’audience.

    1. Le manifestazioni scientifico-culturali che prevedano l’esecuzione di interventi in diretta dovranno avere necessariamente un Comitato Scientifico, costituito da almeno tre persone, che sarà responsabile della scelta della tipologia degli interventi e degli operatori. Uno di questi tre membri deve essere scelto tra quanti facciano parte del Consiglio Direttivo della Società Italiana di Chirurgia Endoscopica ed un membro deve essere il chirurgo ospitante.

    Inoltre dovranno comunque essere rispettati i criteri sotto elencati:

    1. l’intervento deve essere già stato oggetto di pubblicazione scientifica;

    2. è necessario che l’operatore sia sperimentato nella materia avendo già eseguito un adeguato numero di interventi.

  2. Rapporti tra paziente e chirurgo ospitato.

    Il chirurgo ospitante deve preavvertire il paziente e presentargli il chirurgo ospitato che lo opererà e altresì renderà edotto il paziente che nel decorso postoperatorio sarà sotto la responsabilità del chirurgo ospitante.

    Prima dell’intervento il chirurgo ospitato deve aver avuto un colloquio personale con il paziente, dal quale risulti la seguente procedura che sarà poi formalizzata nel consenso informato che verrà sottoscritto dal paziente, dal chirurgo ospitante e dal chirurgo ospitato.

    1. Il chirurgo ospitante si farà carico di informare congiuntamente il paziente sulle caratteristiche professionali specifiche del chirurgo ospitato.

    2. Il chirurgo ospitato deve prendere visione del caso clinico, discuterne con il chirurgo ospitante ed assicurarsi che tutto l’iter diagnostico sia stato completato in accordo ai criteri precedentemente concordati con il chirurgo ospitante e da lui (chirurgo ospitato) abitualmente utilizzati per scelta dottrinale.

    3. Il chirurgo ospitato, una volta edotto circa il caso clinico deve avere un colloquio con il paziente al fine di informarlo circa le seguenti problematiche:

      1. la patologia che è emersa dagli accertamenti diagnostici;

      2. la prevedibile evoluzione di questa anche in relazione alla storia naturale;

      3. la natura e gli scopi del procedimento terapeutico che intende attuare;

      4. i benefici che ci si aspetta dalla tecnica chirurgica proposta.

      Inoltre con particolare attenzione e chiarezza, il chirurgo ospitato deve informare il paziente circa:

      1. le possibili complicanze che l’atto chirurgico comporta;

      2. se queste possono essere potenzialmente diverse in rapporto alla procedura adottata;

      3. i prevedibili disagi e rischi, confrontando parimenti la procedura tradizionale versus la metodologia che intende adottare;

      4. le possibili alternative al trattamento proposto;

      5. il chirurgo ospitato renderà il paziente consapevole che per imprevedibili eventi durante la procedura terapeutica, o per patologie misconosciute e comunque diverse da quelle emerse dall’iter diagnostico, si potrà procedere ad interventi di maggiore estensione ed eventualmente più mutilanti rispetto all’intervento proposto, ai quali il paziente deve dare comunque un preventivo seppur generico assenso;

      6. nel caso di procedure laparoscopiche il paziente ovviamente deve essere informato circa la possibilità di convertire l’intervento a cielo aperto.

  3. Rapporti tra paziente e chirurgo ospitante.

    Il paziente informato dal chirurgo ospitante deve specificatamente autorizzare:

    1. la trasmissione in diretta, essendo stato rassicurato dal chirurgo ospitante che comunque la sua immagine e le sue generalità non verranno rese pubbliche all’audience; qualora viceversa la patologia comporti la necessità di mostrarne le sembianze (vedi ad esempio quadro disendocrino, obesità, ecc.) l’immagine deve essere comunque modificata o elettronicamente e con altre procedure, al fine di non rendere identificabile il paziente; qualora ciò non sia possibile, prima di procedere alla trasmissione di immagini che consentano la identificazione della persona, il paziente deve averne dato ulteriore specifico consenso;

    2. la registrazione delle immagini da parte del chirurgo ospitante su supporto elettronico e/o magnetico autorizzandolo alla eventuale diffusione a fini istituzionali didattico-scientifici;

    3. il chirurgo ospitante deve specificare al paziente che il postoperatorio è sotto la sua diretta responsabilità e che comunque ne renderà edotto il chirurgo ospitato.

    I contenuti dei punti 2c, 3a, 3b e 3c dovranno essere oggetto di specifico consenso sottoscritto dal paziente. In tale consenso deve essere specificato che tale procedura è in accordo con la deroga prevista dalla attuale normativa sulla privacy (legge n. 675/96).

  4. Sede della proiezione.

    Nell’aula ove avviene la proiezione deve essere consentito l’accesso ai soli partecipanti alla manifestazione scientifica (limitatamente a quanti esercitano la professione sanitaria) che dovranno essere regolarmente registrati dalla Segreteria e muniti di apposito badge.

  5. Rapporti tra chirurgo ospitato e chirurgo ospitante.

    1. Il chirurgo ospitante deve richiedere preventiva autorizzazione alla Direzione Sanitaria dell’ente e comunicare i nomi del chirurgo ospitato e dei suoi collaboratori. Comunque deve essere loro assicurata una adeguata copertura assicurativa.

    2. E' diritto del chirurgo ospitato essere assistito durante l’intervento da un aiuto con il quale opera abitualmente o da una persona che manovra la telecamera, o comunque che in camera operatoria sia presente un secondo elemento della équipe ospitata che faciliti l’attività del chirurgo ferma restando la presenza di un membro dell’équipe ospitante. Qualora durante l’intervento si richieda l’impiego di tecnologie di particolare complessità è diritto del chirurgo ospitato di avvalersi della presenza di un tecnico che conosca tale attrezzatura o del caso di strumentario chirurgico particolare, della ferrista con i quali il chirurgo è solito operare.

    3. Il chirurgo ospitato insieme al suo aiuto (o alla ferrista o al tecnico) deve prendere preliminare visione della camera operatoria e deve avere buona conoscenza delle attrezzature, del materiale chirurgico e controllare la disponibilità ed il funzionamento delle altre apparecchiature che ritiene utile avere a disposizione (ecografo, amplificatore di brillanza, dissettore ad ultrasuoni, elettrocoagulatore, ecc.).

    4. Il chirurgo ospitato deve altresì rendere edotto il chirurgo ospitante delle particolarità del decorso postoperatorio in rapporto a nuove tipologie di interventi e delle possibili complicanze che potrebbero insorgere in rapporto alla tipologia dell'intervento.

    5. Terminato l'intervento il chirurgo ospitato deve mantenere una sorveglianza del paziente ed essere informato dal chirurgo ospitante circa l'andamento del decorso postoperatorio.

    6. Il chirurgo ospitato deve, di intesa con il chirurgo ospitante, curare l'organizzazione dell’assistenza postoperatoria indicando la tipologia del trattamento e degli eventuali controlli secondo tempi e modalità resesi necessarie dalla tipologia dell’intervento praticato.

    7. Qualora occorrano complicanze il chirurgo ospitante deve concordare con il chirurgo ospitato l’iter diagnostico e le procedure da adottare, ove possibile.

 

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Linee guida sulla Splenectomia Laparoscopica.

Cari Colleghi,

con piacere ho accolto l'invito del Presidente a riassumere le indicazioni emerse dal dibattito in occasione della Tavola Rotonda "Gold Standard in Chirurgia Laparoscopica: la splenectomia" svoltasi nell'ambito del VI Congresso Nazionale della S.I.C.E. il 19 ottobre 2000 dedicata alla splenectomia laparoscopica, con particolare riferimento alle complicanze infettive post splenectomia ed al trattamento medico pre e post operatorio.

La sepsi post splenectomia (la "overwhelming post-splectonomy sepsis syndrome - OPSS" degli anglosassoni) è un'entità nosologica descritta circa cinquant'anni orsono (1952) e ci è stata tramandata come un fantasma che aleggia dopo ogni splenectomia sia nei bambini che negli adulti.

I dati epidemiologici più recenti indicano un'incidenza di sepsi post splenectomia pari a 1/300/anno nei bambini e 1/800/anno negli adulti con una letalità pari al 50-70%.

Le indicazioni alla splenectomia possono essere suddivise in due grosse categorie: per trauma e per malattie ematologiche benigne o maligne. L'indicazione alla splenectomia influenza la comparsa di sepsi post-operatoria, che è del 1.5% circa nei casi di splenectomia post-traumatica, sino a giungere al 7-11.6% nel Morbo di Hodgkin. Un ulteriore fattore è rappresentato dal lungo periodo post-operatorio nel corso del quale può manifestarsi la sindrome. Infatti, sono stati riportati episodi di sepsi a vent'anni di distanza dall'intervento chirurgico, anche se il 75% delle manifestazioni si verifica entro 5 anni.

Tipo di vaccino*

 

Vaccini anti Haemophilus influenzale tipo B
- Acthib (MSD)
- Hiberix (Smithline Beecham)
- Hibtiter (Wyeth Lederle)
- Vaxem (Chiron)
 
Vaccini meningococcici
- Mencevax Acwy (Smithline Beecham)
- Menomane (MSD)
 
Vaccini pneumococcici
- Pneumoimmuno 23 (Wyeth Lederle)
 
Vaccini pneumococcici
- Pneumoimmuno 23 (Wyeth Lederle)

La vaccinazione anti-pneumococcica, antihaemofilus influentiae e antimeningococco viene comunemente consigliata nei pazienti candidati a splenectomia. Quindi la disponibilità attuale di nuove formulazioni più efficaci e sicure dei vaccini ne impone un uso routinario nei pazienti sottoposti a splenectomia sia in urgenza sia in elezione, indipendentemente dall'approccio chirurgico utilizzato.

TAB. 1
* Tutti i vaccini sono disponibili in Italia

Al fine di rendere omogenei il management pre e post-operatorio dei pazienti candidati a splenectomia laparoscopica, la S.I.C.E. mi ha chiesto di stilare una linea guida per le somministrazioni delle vaccinazioni (Tab. 1).

Il rischio della sepsi post-splenectomia, alimentato da racconti aneddotici, persiste anche nell'era laparoscopica e di alta tecnologia. Il buon senso, anche se non suffragato da recenti studi epidemiologici e clinici controllati, difficilmente realizzabili vista la lunghezza del follow-up, suggerisce, anche per motivi medico-legali, di adottare delle linee guida accettate dalla comunità scientifica.

Pietro Martino

Professore Ordinario di Medicina Interna

Dipartimento di Biotecnologie Cellulari ed Ematologia

Università degli Studi di Roma "La Sapienza"

BIBLIOGRAFIA
-
Styrt B. "Infection associated with asplenia: risks, mechanism and prevention" Am. J. Med. 1990, 88: 533-542
-
Rutherford E.J., Livengood J:, Higginbotham M:, et al. "Efficacy and safety of pneumococcal revaccination after splenectomy for trauma" J. Trauma 1995, 39:448-452
-
Working Party of the British Commettee for Standards in Haematology Clinical Haematology Task Force "Guidelines for the prevention and treatment of infection in patients with an absent or dysfunctional spleen" BMJ 1996, 312:430-4

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Aggiornato il: 31/10/2005